Anna Santinello

Nata a Padova, Anna Santinello vive e lavora a Milano, città in cui si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e dove ha svolto gran parte del suo percorso artistico.

Pittrice e scultrice ha presentato le proprie opere negli spazi espositivi di affermate gallerie in Italia, Francia, Germania, Irlanda e Colombia, partecipando inoltre a importanti manifestazioni a livello internazionale. I suoi lavori sono stati presentati e recensiti da noti esponenti del mondo della cultura, tra i quali Giovanni Testori.

Le opere di Anna Santinello sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private in Europa, Stati Uniti d'America, Argentina e Giappone.

Anna Santinello è stata membro annuale della Commissione Artistica del Museo delle Belle Arti, Palazzo della Permanente di Milano, per gli anni 1998/1999 e 2000/2001.

L'opera di Anna Santinello nasce da un desiderio inconscio di manipolare, scavare, ferire e creare nuovamente così con la pittura come con la scultura mediante l’intreccio per quest’ultima di fili metallici di varia natura e passando anche attraverso la lavorazione del marmo.

Considera l'uomo scandagliando i territori della psiche e dell'inconscio, del mistero della nascita e della morte, senza pretese di spiegare il dramma che si cela dietro le apparenze ma solo con l'ansia di proporre, di scuotere e di coinvolgere.

"… le fantasie cosmiche della Santinello sembrano dipinte su immense garze le cui trame, benché stipate di materia, conservano una magica trasparenza …così continua a disporre le sue enormi, leggerissime quinte a far da fondale per un "ballo" dove l’unica gratitudine possibile è quella della bellezza che esse promanano e che, nel mutar continuo delle scene e dei "passi" , ci fascia e ci investe; gratitudine non da poco se arriva persino, e grandemente, a profumare lo spazio di quella grande danza di gloria e vanità che è la vita. " (Giovanni Testori)

"La scultura più recente di Anna Santinello nasce dalla contorsione del ferro e del rame, dalla durezza pratica che pure non cancella l'immagine dell'antica e metodica tessitura femminile della tela. Ha scelto una materia duttile ma laboriosa Anna Santinello, per consentirsi quel valore di unicità che, oggi, l'arte sta via via dimenticando: la riproducibilità tecnica di queste opere è praticamente nulla, e il design affidato soltanto al sentire, lì per lì, dell'artista. Quel che vediamo, alla fine, è l'ombra, la reliquia di ciò che era l'uomo; la disposizione che l'artista ne dà nello spazio è accompagnata da religioso silenzio; e può essere che sul posto si ritrovino, un giorno, misteriose tracce sacramentali; l'unzione del luogo abitato da ciò che resta di noi." (Maurizio Cecchetti)

 
 
"Il termine "plastico" parrebbe il meno adatto a definire queste opere, giacché la Santinello ha continuato a usare intrecci di fili metallici, la cui lavorazione niente ha a che vedere con il modellato. Tuttavia, i corpi espressivi che sono scaturiti dalle sue mani si presentano con un ingombro fisico potente, direi addirittura oltre, nell’effetto, le loro dimensioni reali; e quest’ingombro ai nostri occhi appare fornito di un suo pondus."

"…la Santinello ha una tale sicurezza, nel proprio modo di esprimersi, della propria originalità, che può rasserenare la drammaticità della visione. E soprattutto sottolineare che questo è quanto ha sempre voluto dire: le tensioni sfibrano, sfaldano, sgranano la figura, ma la figura resta; o meglio: lo sgretolarsi delle immagini non va verso il caos; il filo è quasi, in quest’ottica, un filo conduttore" (Rossana Bossaglia)

"Mi ha subito colpito la tempra ansiosa e smaniosa di questa donna minuta che, lavorando accanita come un roditore, riesce a triccottare nel ferro e nella caparbietà del suo di ferro, ferro d’animo, queste immense membra da abbattuto Colosso di Rodi, da reperto archeologico di un mondo che ha precipitosamente sotterrato i propri valori."

"Spirali che si auto-germinano, pittura che esce dal proprio volto, circolazione sanguigna in fili di rame e acciaio battuto, come nelle vecchie incisioni anatomiche di Vesalio."

"…ma è appunto e sempre la sua forza indomita, indomabile a colpirci, a invischiarci nel filo spinato della sua visione fatta di spurghi e di materie, di cieli trafitti e di corpi sofferenti, di San Sebastiani del quotidiano e di atteoni smembrati dall’abitudine." (Marco Vallora).
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